Kasanova rappresenta il primo player italiano nella vendita di casalinghi e articoli per la casa, con un fatturato in continua crescita.

 
Massimo Mussapi

Interviste dal mondo del design

Massimo Mussapi

Di cosa si occupa?
Design di prodotto, design per il retail e per il mondo dell’hospitality

Qual è il suo motto sul lavoro?
Non avere dogmi… né motti!

Cosa vuol dire “fare design” oggi?
Oggi è come ieri, il design nasce per l’industria, altrimenti si chiama artigianato. Attenzione però a non confonderlo con lo styling, che si ferma alla cover. Il design riguarda l’intero processo vitale del prodotto, dal suo concepimento, a come parlerà alla gente, a cosa ne sarà di lui quando passerà ad altra vita.

Qual è la “responsabilità” del design e di conseguenza del designer?
C’è una oggettiva responsabilità etica in chiunque si occupi di comunicazione, e i prodotti eccome se comunicano! Pseudo valori o valori buoni. Un valore buono ad esempio è dato dal fatto che un prodotto di buon design può farne fuori molti altri cattivi: li fa diventare obsoleti, ed è già qualcosa, abbiamo tutti bisogno di eliminare tanti oggetti inutili e brutti dalla nostra vita.
Un prodotto di buon design elimina senza tante parole anche un falso problema che si trascina inutilmente da più di 2000 anni e cioè il presunto dualismo forma –funzione, perché c’è sempre una bellezza in ogni oggetto davvero utile e ogni vera bellezza è anche sempre utile.

Oggi viviamo in un’epoca in costante trasformazione: in un simile contesto un oggetto, a suo parere, dovrebbe “durare” o dovrebbe piuttosto “rinnovarsi”, adattandosi alle diverse tendenze che si susseguono nel tempo?
Bellissima domanda. Direi l’uno e l’altro. Una delle più grandi truffe ideologiche di oggi si chiama “riciclo”. È solo un altro business che approfitta del comportamento sciagurato degli umani che non sanno gestire le cose bellissime che qualcuno inventa, come la plastica ad esempio. La prima forma di riciclo è “riusare” la seconda è “aggiustare e non buttare”.

Abbiamo scelto di scommettere su designer in erba. Pensa che questa sorta di inconsapevolezza, che è anche un “agire con gli occhi sgombri”, possa essere un driver positivo per innovare?
Sul fatto che essere giovani coincida con l’avere gli occhi sgombri non sono per niente d’accordo: i giovani sono i più condizionati da mode e modelli vari, e quelli intelligenti passano il resto della loro vita cercando di liberarsene. L’avere gli occhi sgombri è una faticosissima conquista e solo pochi ci arrivano. Sinceramente penso che il valore di questa iniziativa sia nell’iniziativa in sé. È un sasso
nello stagno: Kasanova è un’azienda piena di giovani e il concorso in questione è l’espressione di questa giovinezza, di questo slancio carico di energia, senza troppi calcoli; dove porterà non lo sa nessuno… non penso proprio che l’aspettativa dell’azienda sia davvero quella di trovare idee da mettere in produzione: è cosa molto difficile anche per designer professionisti. Credo che l’intento sia fondamentalmente quello di liberare altre energie, questo sì, e cosa ne uscirà è imprevedibile.

Quale consiglio darebbe a chi ha scelto di partecipare a Progettootto?
Non avere aspettative concrete, sono solo un freno.

Qual è l’errore più grande da evitare quando si partecipa a un contest di design?
Avere aspettative concrete.

Qual è la sua opinione a proposito di Progettootto?
Credo di averlo già chiarito. Una certa ingenuità è segno di genuinità, e certe startup non partono nemmeno se non si butta il cuore oltre l’ostacolo. Nel futuro, se ci sarà una replica come mi auguro, ci sarà modo di strutturare a dovere il tutto: l’azienda ha tutte le carte in regola per farlo diventare un progetto ambizioso e di grande respiro. Forse internazionale.