Kasanova rappresenta il primo player italiano nella vendita di casalinghi e articoli per la casa, con un fatturato in continua crescita.

 
Silvia Parmigiani

Interviste dal mondo del design

Silvia Parmigiani

Di cosa si occupa?
Sono Founder & Ceo di Tessa Srl, società che si occupa di design delle relazioni: sviluppiamo programmi e progetti per potenziare le capacità di relazione delle persone e delle organizzazioni con i propri portatori d’interesse (dalla formazione al marketing relazionale, dalla consulenza di processo all’empowerment).

Qual è il suo motto sul lavoro?
Dare forma all’espressione migliore delle persone e delle organizzazioni, che è poi la mission di Tessa.

Cosa vuol dire “fare design” oggi?
Fare design oggi significa creare oggetti e soggetti che nella quotidianità sappiano esprimere originalità, semplicità, versatilità, durabilità, sostenibilità. Vuol dire pensare e progettare delle forme, siano esse manufatti o comportamenti, che abbiano la capacità di integrare unicità e accessibilità.

Qual è la “responsabilità” del design e di conseguenza del designer?
Se intendiamo responsabilità nel senso etimologico del termine, ossia capacità di dare risposte adeguate, la responsabilità del design e del designer è saper non solo comprendere, ma progettare le domande. La responsabilità è quindi innanzi tutto l’essere artigiani del dialogo, avere il mestiere di essere aperti al confronto, intendere il risultato della propria opera come servizio. Credo sia questo l’antidoto alla più grande irresponsabilità che oggi abbiamo: l’autoreferenzialità.

Oggi viviamo in un’epoca in costante trasformazione: in un simile contesto un oggetto, a suo parere, dovrebbe “durare” o dovrebbe piuttosto “rinnovarsi”, adattandosi alle diverse tendenze che si susseguono nel tempo?
Proprio perché stiamo vivendo un cambio epocale, non penso sia possibile dare una risposta univoca, valida per ogni contesto o ogni oggetto. L’aspetto multiforme e in continuo divenire del nostro quotidiano ci apre ad una nuova sfida: più che “o” l’uno “o” l’altro, dobbiamo saper integrare “e” l’uno “e” l’altro. Durare nel tempo significa sapersi rinnovare, la sostenibilità è un equilibrio dinamico. Le tecnologie esponenziali, dalla stampa 3D all’intelligenza artificiale, oggi consentono di immaginare e realizzare questa sintesi. Non solo. La capacità di combinare e integrare materiali, componenti, forme, processi tradizionali con soluzioni più innovative o reinterpretate attraverso nuove tecnologie apre una nuova frontiera all’innovazione fatta di ibridazioni, contaminazioni, sovrapposizioni.

Abbiamo scelto di scommettere su designer in erba. Pensa che questa sorta di inconsapevolezza, che è anche un “agire con gli occhi sgombri”, possa essere un driver positivo per innovare?
Io penso che avere “occhi, animo, mente sgombri” sia una qualità dell’essere umano che ha un impatto determinante e positivo non solo in tema di innovazione: significa avere un atteggiamento fiducioso nei confronti della vita e vedere orizzonti anzi che confini. Penso sia un’attitudine essenziale per il futuro per poter mantenere attuale l’employability delle persone e per cogliere le opportunità di questa nostra epoca così complessa ma anche così potenzialmente feconda. È come se dovessimo imparare di nuovo ad osservare, rieducando il nostro sguardo e la nostra mente a quella purezza, semplicità, immediatezza che tipicamente coloro che da poco si sono affacciati alla vita siano essi bambini o, parlando di vita lavorativa, giovani professionisti.

Esiste un oggetto che la definisce, a cui è particolarmente legato o che la racconti?
C’è un piccolo righello in legno, intagliato e decorato a mano dai Maori, ricordo di un viaggio particolarmente significativo per me in Nuova Zelanda. È un oggetto semplice, molto sottile, ormai consumato dal tempo e dall’utilizzo: a seconda delle occasioni è segnalibro, righello, oggetto con cui giochicchio mentre penso. È il poter viaggiare con la mente, attraverso le parole, con i ricordi. È di legno materiale che amo molto. È un invito all’essenzialità e alla possibilità di creare bellezza anche nelle cose più piccole e comuni.

Quale consiglio darebbe a chi ha scelto di partecipare a Progettootto?
Chi ha scelto di partecipare al Progetto sta già esprimendo uno spirito d’iniziativa, curiosità, progettualità, intraprendenza che sono caratteristiche preziose per operare in qualsiasi ambito in questo nostro tempo. Mi verrebbe da dire di prestare attenzione e godersi non solo il momento del risultato ma soprattutto quello del processo che conduce alla finalizzazione del lavoro. Avere a cuore quella fatica che sta nella ricerca, nella sperimentazione, nella valutazione delle diverse possibilità. E poi di osare, di esplorare discipline diverse, di guardare a settori diversi per riportare sguardi inediti su oggetti e forme della quotidianità del living.

Qual è l’errore più grande da evitare quando si partecipa a un contest di design?
Istintivamente direi “farlo per il premio”. Il riconoscimento del valore e la ricompensa sono dimensioni importanti per l’auto-realizzazione, ma nel mio modo di osservare le cose e vivere le scelte professionali ciò a cui do maggiore rilevanza è la possibilità di apprendere, sperimentare, esplorare, progettare. Per me la risorsa più grande è avere l’occasione di esprimere se stessi al meglio delle proprie possibilità, riconoscendo la propria nota e dando forma al proprio talento.

Qual è la sua opinione a proposito di Progettootto?
Progettootto è un’iniziativa di grande valore sotto più punti di vista.
È un progetto nato da un team multidisciplinare di Kasanova, nel quale persone con formazione, saperi e mestieri diversi hanno messo in comune le proprie risorse e competenze al servizio della propria organizzazione e dei giovani. È un’esperienza di valorizzazione dei talenti e di scambio virtuoso tra impresa e istituzioni. È un’innovazione di processo sia perché generata bottom-up sia perché si accompagna il percorso formativo dei giovani designer attraverso un’azione di mentoring con professionisti affermati in cui lo scambio generazionale si esprima non solo attraverso la dimensione del tempo cronologico delle età ma anche in quello dell’esperienza.